Arzergrande


La storia di Arzergrande ci porta indietro nel tempo a duemila anni fa. Al primo e al secondo secolo dopo Cristo risalgono infatti i resti romani, che testimoniano la presenza di un importante insediamento, ritrovati durante l'esecuzione di scavi il secolo scorso a Vallonga. Il Veneto allora era già stato sottomesso ai Romani che avevano costruito in questa regione importantissime strade, che andavano da Ravenna verso il Friuli, l'Istria e la Dalmazia. Il territorio del Piovese, detto più tardi Saccisica, era percorso da tre notevoli strade, ma la più importante per la storia di Arzergrande era la via Popilia che da Adria, passando nelle vicinanze di Correzzola, Codevigo, Rosara, Lova proseguiva fino ad Altino (Quarto d'Altino).

 

 

La storia di Vallonga e del territorio della Saccisica è però legata anche alle vicende di Padova e di due fiumi e precisamente il Brenta (chiamato Meduacus in latino) e il Bacchiglione (antico Retenus-Retrone). In epoca romana il Brenta uscito da Padova, si divideva in due rami, uno detto major, un secondo detto minor. Il Meduacus minor si divideva a sua volta in due rami ancora, uno dei quali attraverso Legnaro, Brugine, Arzergrande giungeva a Vallonga e poi a Codevigo. Vallonga doveva quindi sorgere lungo il percorso stradale che collegava Ravenna, Adria con Altino.  Contemporaneamente era anche un porto fluviale, ed in particolare il più vicino e diretto in rapporto con la città di Padova.

 

 

A Vallonga è da collocare la "Mansio Eurone" o "Portus Aedro". Oltre al percorso fluviale, anche una strada univa questo porto con Padova, che, nel primo e secondo secolo dopo Cristo era una città molto ricca ed importante, verso la quale si dirigevano gli scambi di merci comuni e anche pregiate. Vallonga per due secoli circa fu quindi un nodo stradale, fluviale e commerciale molto importante. Dal terzo secolo in poi la sua importanza decadde a causa delle difficoltà e della successiva caduta dell'impero romano (476 d.C.).  Nel quinto secolo dopo Cristo il piovese, per la sua posizione geografica, si trovò investito in pieno dalle invasioni dei Visigoti, dei Vandali, degli Unni (452) e restò quasi spopolato. Da allora i fiumi non più sorvegliati provocarono ripetute inondazioni. Resta famosa quella del 589 dopo Cristo, in cui quel ramo del Brenta che passava tra Vallonga e Codevigo cessò di correre, volgendosi probabilmente più a sud. Alle inondazioni seguirono pestilenze, carestie. Quando nel settimo secolo dopo Cristo si insediarono nel piovese i Longobardi, la zona era quasi disabitata. Il primo documento in cui è citato il luogo con il nome di Arzere è del 1008, si tratta di una donazione. Un successivo atto di vendita dà notizia anche dell'esistenza della chiesa di Santa Maria, 1179. Nella decima papale del 1297 si legge che la chiesa dipendeva dalla vicina Pieve, Piove di Sacco, solo nel 1455 essa fu riconosciuta parrocchiale. Di questo primo edificio rimane oggi solo l'abside, ben visibile, utilizzata come cappella laterale dell'attuale chiesa, della seconda metà del Settecento. Vallonga, dopo il prospero periodo romano decadde, il territorio, sommerso dalle acque ed impaludito, fu abbandonato.

Arzergrande: frammento di cornice rettilinea (presso casa dr. Faggioni)

 

Nel Medioevo la vita nel villaggio riprese attorno alla chiesa di San Pietro, di origini anteriori al 1000 d.C., affiancata da un campanile di epoca più remota. La chiesa più volte rimaneggiata presenta ora linee seicentesche. Le campagne così fertili in epoca romana continuarono ad essere tra il XII e XVI secolo paludi abbandonate, sia a causa delle vicissitudini belliche, che dei mancati interventi di salvaguardia degli argino dei fiumi. I pochi abitanti vivevano di caccia, pesca e modesta agricoltura. Politicamente il territorio fu sottoposto, attorno al 1000 al potere del vescovo di Padova, conte di Piove di Sacco e seguì sempre, in seguito, la sorte del centro più importante della Saccisica. Conobbe la tirannia di Ezzelino da Romano, fu dei Carraresi, passò a Venezia nel 1405 e alla repubblica di S. Marco appartenne fino al 1798. Durante la dominazione veneziana i piccoli proprietari locali persero ulteriormente importanza, si ridussero di numero, lasciando spazio alla penetrazione del latifondo. Diventati braccianti, costretti a vivere in condizioni molto disagiate, i coloni riuscivano però a sfruttare i pochi prodotti che la palude offriva, specializzandosi nella lavorazione delle erbe palustri, documentata già dal XV secolo. E' questa l'attività che diventò tipica di Arzergrande. Interi nuclei famigliari producevano manufatti, che andavano dalle stuoie ai legacci, dalla impagliatura delle sedie alla preparazione dei mannelli per la copertura dei casoni, lavorando tutto l'anno o alternando questa occupazione con l'impegno profuso nei lavori della stagione agricola.                     

                                                      

Arzergrande: cassettone con decorazione a rosone (presso casa dr. Faggioni)

Arzergrande: Ara funerarria (presso casa dr. Faggioni)

Le condizioni non cambiarono dal 1815 al 1866, quando tutto il Veneto e la Saccisica appartennero all'Austria e tali si mantennero anche dopo la terza guerra d'indipendenza, quando la regione entrò a far parte del regno d'Italia. La vita sociale ed economica cioè restò immutata e ruotò per alcuni secoli attorno ad attività di sussistenza. Le condizioni di vita rimasero molto precarie anche nella prima parte del XX secolo e fino agli anni '50. Agli anni '70 si può far risalire il radicale cambiamento nel livello di vita di Arzergrande. E' sorta infatti tra questo comune e il comune di Piove di Sacco una vasta area attrezzata per attività artigianali ed industriali, che si è progressivamente ingrandita, diventando un elemento propulsore del Piovese, a conferma che la vera risorsa di questa comunità è sempre stata la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti, legati in passato a ciò che offriva la terra, e quindi la natura più locale, diversificati oggi, in rapporto alle nuove esigenze di mercato e alle nuove tecnologie.

 

Arzergrande: frontoncino di stele funeraria (presso casa dr. Faggioni)

Vallonga: elemento di conduttura riutilizzato ora come vera da pozzo (presso casa privata)

 

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