Comune di Arzergrande – Ufficio Tecnico , Lavori e Servizi Pubblici

Indice dei contenuti

Lavori e Servizi Pubblici
Urbanistica e Espropri
Ambiente e Patrimonio
geom.Polenzani Giuseppe


via Roma nr.104
Arzergrande 35020 (pd) tel.049.9720088 fax.049.9720048 cell.328.8666483 ut_arzergrande@libero.it

L'ufficio è aperto nei giorni di lunedi e martedi 8.30/12.00
sabato 09.30 / 13.00

Pagine Collegate
Sito ufficiale Comunale
il Piano di Protezione Civile
i Reperti Lapidei
i Percorsi Ciclabili


Questa pagina del settore lavori pubblici dell’Ufficio Tecnico Comunale è stata realizzata con il contributo di
Romanato Samuela
Spinello Claudia
Volpato Luca

Ultima modifica:21.05.2005










I Casoni Veneti.

Attorno alla metà del Cinquecento , i contadini veneti pensarono alla realizzazione della propria casa di abitazione a seguito della offerta a loro fatta di un fondo . Ma una casa tutta in muratura era troppo dispendiosa per le loro disponibilità ,così venne ad effermarsi la tipologia del “Casone” . Una dimora come quelle sparse per le valli e sui dossi emergenti degli acquitrini . Nelle campagna venete e soprattutto nelle vaste distese del Basso Brenta , quelle più più prossime alla laguna , i Casoni sorsero in numero elevato. Ad Arzergrande in loc. Vallonga , esiste ancora un bellissimo casone veneto . Patrimonio culturale , testimonianza del modo di vivere di un tempo

da :“I Casoni Veneti” di Paolo Tieto

Non è del tutto chiaro il significato del termine casone, date le diverse interpretazioni attribuite a questo nome. In epoca lontana, il casone era praticamente una capanna, uno dei rifugi di paglia fatti dall’uomo per ripararsi dalle intemperie, per difendersi dagli animali, e solo più tardi, dopo lunghe e graduali trasformazioni, ha acquisito la configurazione mantenuta quindi fino ai giorni nostri. Non c’era una tipologia unica nella costruzione del casone, anche se la pianta abitualmente appare a forma rettangolare o quadrata. Costanti si presentano invece i tratti architettonici generali, l’ubicazione delle stanze, disposte su di un unico piano, il pianterreno, la forte pendenza del tetto, le dimensioni assai ridotte dei “fori”.


Tutta la parte perimetrale del casone, per l’altezza di circa due metri, due metri e mezzo, veniva costruita in muratura. Recuperata dell’argilla nel proprio fondo (terreno), veniva impastata mediante pigiatura con dell’acqua. Ottenutane una poltiglia di media durezza, la si riversava in appositi stampi di legno a forma di parallelepipedo, i quali venivano poi esposti al sole fino alla solidificazione del contenuto. I mattoni così ottenuti, rozzi e ineguali, si prestavano ottimamente alla costruzione delle pareti perimetrali. Anche all’interno il casone manca di una tipologia precisa, tuttavia due si possono considerare i modelli fondamentali: il primo si identifica con la ripartizione in due o quattro stanze disposte parallelamente sui lati d’un lungo e stretto corridoio d’ingresso; il secondo, e questo è il caso più frequente e più tipico, presenta sulla facciata un piccolo portico dal quale si dipartono diverse porte che immettono nella cucina e nelle stanze da letto.


L’orditura del tetto era una delle operazioni più difficili e complesse da compiere, per tale ragione era questo compito specifico di una persona particolarmente competente: il casoniere. Si iniziava con una travatura principale, costituita da quattro tronchi d’albero, che partendo dai quattro angoli della muratura si univano in alto a due a due ed erano quindi congiunti, sempre alla sommità, da altra grossa trave detta appunto di colmo. Segnati i quattro spioventi, triangolari i due ai lati e trapezoidali quelli dei due fonti, venivano fissati ( con filo zincato o con rami di salice viminario, stropei) numerosissimi altri pali più sottili, detti perteghe, in direzione della pendenza delle falde e parallelamente alla linea di gronda.


Fatti quindi dei mannelli di canna palustre, venivano infilati con una rastrella nell’intelaiatura di stretturi, partendo dal basso e pareggiati infine con una piccola roncola chiamata messora. La parte terminale superiore era fissata talvolta da erbe palustri strettamente intrecciate in una forma aguzza, in alcuni casi era decorata da una doppia fila di tegole.
La parte che conferisce al casone carattere di originalità è indubbiamente quella costituita dal tetto. Viene usato abitualmente il termine “paglia”, ma è un termine alquanto improprio perché solo una minima parte dei casoni, e cioè quelli più poveri, avevano il tetto di steli disseccati di grano, mentre per la stragrande maggioranza erano ricoperti di canne palustri.

Liberamente tratto da :“I Casoni Veneti” di Paolo Tieto

Il Casone di via s.Marco .
Il Casone di via s.Marco è l'ultimo attualmente ancora abitato da una famiglia e mantiene una struttura sostanzialmente originaria .
Il Casone comincia ad avere bisogno di manutenzione e intterventi di riparazione ; Amministrazione Comunale e Provincia stanno valutando la possibilità di acquisire e recuperare il Casone per finalità didattiche e culturali.



La Mostra sui Casoni di Arzergrande.
Tra i giorni 8 e 15 maggio si è svolta una mostra presso l'ingresso della sede municipale con la esposizione di foto ; in alcuni casi è stato possibile risalire all'indirizzo dei casoni ritratti ed all'epoca .
La mostra è adesso spostata a Padova presso il chiostro di s.Francesco in via s.Francesco dove è possibile visitarla tra i giorni 7 e 11 giugno dalle ore 09.30-12 / 15-19.30 .






Casone Veneto della famiglia