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Lavori
e Servizi Pubblici Urbanistica e Espropri Ambiente e
Patrimonio geom.Polenzani Giuseppe
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Questa
pagina del settore lavori pubblici dell’Ufficio Tecnico
Comunale è stata realizzata con il contributo di Romanato
Samuela Spinello Claudia Volpato Luca
Ultima
modifica:21.05.2005
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I Casoni
Veneti.
Attorno
alla metà del Cinquecento , i contadini veneti pensarono
alla realizzazione della propria casa di abitazione a seguito
della offerta a loro fatta di un fondo . Ma una casa tutta in
muratura era troppo dispendiosa per le loro disponibilità
,così venne ad effermarsi la tipologia del “Casone”
. Una dimora come quelle sparse per le valli e sui dossi emergenti
degli acquitrini . Nelle campagna venete e soprattutto nelle vaste
distese del Basso Brenta , quelle più più prossime
alla laguna , i Casoni sorsero in numero elevato. Ad Arzergrande
in loc. Vallonga , esiste ancora un bellissimo casone veneto .
Patrimonio culturale , testimonianza del modo di vivere di un
tempo
da :“I
Casoni Veneti” di Paolo Tieto
Non
è del tutto chiaro il significato del termine casone,
date le diverse interpretazioni attribuite a questo nome. In epoca
lontana, il casone era praticamente una capanna, uno dei
rifugi di paglia fatti dall’uomo per ripararsi dalle
intemperie, per difendersi dagli animali, e solo più tardi,
dopo lunghe e graduali trasformazioni, ha acquisito la
configurazione mantenuta quindi fino ai giorni nostri. Non c’era
una tipologia unica nella costruzione del casone, anche se
la pianta abitualmente appare a forma rettangolare o quadrata.
Costanti si presentano invece i tratti architettonici generali,
l’ubicazione delle stanze, disposte su di un unico piano, il
pianterreno, la forte pendenza del tetto, le dimensioni assai
ridotte dei “fori”.
Tutta
la parte perimetrale del casone, per l’altezza di
circa due metri, due metri e mezzo, veniva costruita in muratura.
Recuperata dell’argilla nel proprio fondo (terreno), veniva
impastata mediante pigiatura con dell’acqua. Ottenutane una
poltiglia di media durezza, la si riversava in appositi stampi di
legno a forma di parallelepipedo, i quali venivano poi esposti al
sole fino alla solidificazione del contenuto. I mattoni così
ottenuti, rozzi e ineguali, si prestavano ottimamente alla
costruzione delle pareti perimetrali. Anche all’interno il
casone manca di una tipologia precisa, tuttavia due si
possono considerare i modelli fondamentali: il primo si identifica
con la ripartizione in due o quattro stanze disposte
parallelamente sui lati d’un lungo e stretto corridoio
d’ingresso; il secondo, e questo è il caso più
frequente e più tipico, presenta sulla facciata un piccolo
portico dal quale si dipartono diverse porte che immettono nella
cucina e nelle stanze da letto.
L’orditura
del tetto era una delle operazioni più difficili e
complesse da compiere, per tale ragione era questo compito
specifico di una persona particolarmente competente: il casoniere.
Si iniziava con una travatura principale, costituita da quattro
tronchi d’albero, che partendo dai quattro angoli della
muratura si univano in alto a due a due ed erano quindi congiunti,
sempre alla sommità, da altra grossa trave detta appunto di
colmo. Segnati i quattro spioventi, triangolari i due ai lati e
trapezoidali quelli dei due fonti, venivano fissati ( con filo
zincato o con rami di salice viminario, stropei)
numerosissimi altri pali più sottili, detti perteghe,
in direzione della pendenza delle falde e parallelamente alla
linea di gronda.
Fatti
quindi dei mannelli di canna palustre, venivano infilati con una
rastrella nell’intelaiatura di stretturi, partendo
dal basso e pareggiati infine con una piccola roncola chiamata
messora. La parte terminale superiore era fissata talvolta
da erbe palustri strettamente intrecciate in una forma aguzza, in
alcuni casi era decorata da una doppia fila di tegole. La
parte che conferisce al casone carattere di originalità
è indubbiamente quella costituita dal tetto. Viene usato
abitualmente il termine “paglia”, ma è un
termine alquanto improprio perché solo una minima parte dei
casoni, e cioè quelli più poveri, avevano il
tetto di steli disseccati di grano, mentre per la stragrande
maggioranza erano ricoperti di canne palustri.
Liberamente
tratto da :“I Casoni Veneti” di Paolo Tieto
Il
Casone di via s.Marco . Il
Casone di via s.Marco è l'ultimo attualmente ancora abitato
da una famiglia e mantiene una struttura sostanzialmente
originaria . Il Casone comincia ad avere bisogno di
manutenzione e intterventi di riparazione ; Amministrazione
Comunale e Provincia stanno valutando la possibilità di
acquisire e recuperare il Casone per finalità didattiche e
culturali.
La
Mostra sui Casoni di Arzergrande. Tra i giorni 8 e
15 maggio si è svolta una mostra presso l'ingresso della
sede municipale con la esposizione di foto ; in alcuni casi è
stato possibile risalire all'indirizzo dei casoni ritratti ed
all'epoca . La mostra è adesso spostata a Padova presso
il chiostro di s.Francesco in via s.Francesco dove è
possibile visitarla tra i giorni 7 e 11 giugno dalle ore 09.30-12
/ 15-19.30 .
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